La storia del Ciclo Club Spongano

L’Associazione Sportiva Dilettantistica CICLO-CLUB SPONGANO è stata fondata nel 1981 da 5 soci appassionati alcuni dei quali praticano ancora oggi questo fantastico sport. In questi 40 anni di attività la passione è cresciuta e si è affermata sempre di più diventando un piccolo fulcro in cui coltivare esperienze, fare nuove conoscenze all’aria aperta e divertirsi. Come un antico mestiere questo sport a Spongano è stato tramandato alle nuove generazioni e così di seguito stiamo cercando giorno dopo giorno di trasmettere questa passione alle generazioni che verranno.
Abbiamo aderito e promosso negli anni molteplici iniziative che hanno riguardato i temi dello sport ma anche quelli della mobilità sostenibile e del rispetto verso il nostro territorio. Sin dalla sua fondazione, l’associazione ha organizzato attività non solo rivolte ai soci ma anche alla collettività, ed organizzato eventi sia competitivi che non competitivi di ciclismo su strada che fuori strada.
Crediamo che lo sport sia essenziale per una vita salutare e sia un meraviglioso strumento di aggregazione e socializzazione.

Buon Compleanno Ciclo Club

1981 – 2021 : 40 anni di pedalate, 40 anni di risate, 40 anni di domeniche spensierate, 40 anni aspettando la fatidica domenica da voler uscire a tutti i costi anche sotto la pioggia, 40 anni ma quanto è bella la primavera, 40 anni quando le maglie da ciclismo erano di lana, 40 anni e non sentirli perchè pedalare rende giovani, 40 anni e guardarsi indietro, aspettare l’ultimo perchè in piazza si arriva in gruppo!
Buon compleanno Ciclo Club Spongano

La febbre della bicicletta

Articolo di luigi Borgia del 27 Marzo 1997

L’hobby della bicicletta a Spongano è stato prefabbricato in una bottega da falegname. Dalla fantastica mente di Uccio Leone partorì l’idea di dedicarsi al ciclismo, inteso come gita domenicale. L’idea fu suggerita poi a Luigi Borgia durante alcune sere invernali dell’anno 1981. In quelle fredde giornate, nella bottega, di tanto in tanto, veniva a far visita l’amico Cillo Maggiore il quale, informato dell’iniziativa, abbracciò con entusiasmo l’idea e già pregustava la bellezza delle future gite in bicicletta. E, dai piacevoli ed interminabili dialoghi, finalmente si mise in pratica l’acquisto del mezzo.
Luigi Borgia e Cesare Pandarese, caricati dal pensiero che il mezzo a due ruote sarebbe stato il toccasana dei loro malanni, furono i primi a recarsi a Lecce, da dove ritornarono con due fiammanti bici di marca “Bianchi”, trasportate da una macchina a noleggio. L’esempio fu imitato da altri quattro amici: Uccio Leone, Cillo Maggiore, Fernando Casarano e Cillo Pandarese, i quali, dopo essersi eruditi in fatto di prezzi e marche, ritornarono da Maglie con quattro biciclette della ditta De Donno. Così la “stella” bicicletta a Spongano, aveva avuto ormai la sua nascita.
Altri amici, sposati e scapoli, sulla scia dei pionieri già detti, comparirono in paese con veicoli leggeri di varie marche e colori; ben presto si programmarono gite a sfondo panoramico. In una di queste prime passeggiate, lungo il tragitto Spongano – Marine di Andrano – Castro, capitò proprio a Castro che l’amico Toni Donadeo, meglio conosciuto come il “pazzo”, dopo aver custodito la sua bici nella macchina di un amico, raggiunse il gruppo in salita, alla sommità del “Boschetto” e lì, con un gesto a tutti tanto comune, cacciò il braccio dal finestrino incitando gli amici a continuare la salita, mentre lui si ritirava definitivamente dal pedalare e offrì alla compagnia una spruzzatina di acqua dalla sua borraccia. Il sudore grondava abbondante dalla fronte di chi aveva portato a termine la gita e, arrivati in piazza Vittoria, furono festeggiati con applausi e commenti rumorosi per l’impresa compiuta.
Mentre il gruppo degli amatori ingrossava, nella domenica successiva si partì alla volta di Porto Badisco e, durante l’estenuante salita Porto Badisco – Santa Cesarea, il gruppo, con in testa gli amici Antonio Zippo e figlio Luigi, il trio dei fratelli Casarano, Uccio Leone, Pierino Alemanno, Cillo Maggiore e Cesare Pandarese, aveva quasi raggiunto le porte di Castro. In coda si trovava Marcello Rini e Luigi Borgia che a fatica riuscirono a raggiungere Porto Miggiano dove, sfortunatamente, venivano bloccati da un cane pastore tedesco, il quale procurò ai mal capitati tanta di quella paura da fare arrestare del tutto le già scarse risorse fisiche. Dio volle che anche da quella passeggiata nessuno si ammalò, si fa per dire, per cui già si programmava la domenica successiva.
Intanto parecchi amici chiedevano informazioni per l’acquisto del velocipede, tanto che, alla successiva giornata festiva, il gruppo raggiunse il numero di 17 persone e tutti partirono alla volta di Santa Maria di Leuca.
Una curiosità merita di essere portata a conoscenza, il fatto tragicomico occorso all’amico Uccio Rizzelli il quale, in coda al gruppo, all’altezza di Lucugnano, pedalava come un forsennato, sviluppando tanta di quella energia. Stremato dalle forze si rivolse all’amico accanto per sapere il motivo di tanto e tale lavoro avendo egli constatato che gli altri compagni pedalavano con disinvoltura. La risposta fu subito data quando l’amico si accorse che la ruota posteriore del povero Uccio toccava vistosamente la forcella con il pericolo di scoppiare o di perdere la ruota. Fu fermato in tempo; riparato il guasto, l’amico Uccio invece di proseguire, fece ritorno, nominando il nome di Dio invano: quella gita fu per lui la prima e l’ultima!
Arrivati al Santuario di Leuca la compagnia pregò la buona Madonna di infondere tanta energia per ritornare a casa. Ma sulla litoranea Leuca- Tricase un lieve incidente fermò la corsa di Fernando Casarano al quale scappò la catena e per rimetterla a posto si ringraziò l’intervento di due turisti romani per gli attrezzi concessi. La bici correva veloce dall’alto del “Ciolo”, l’aria era fresca e salutare, ma all’approssimarsi della salita, una mano di piombo premeva sulle gambe e fu tanta la fatica prima di arrivare a Castro, con lo stomaco che torceva anche per la fame, che qualcuno fu sul punto di fermarsi e di chiedere un tozzo di pane a degli operai che si ristoravano ai bordi della via. Dopo quella missione, i ciclisti intanto spuntavano come funghi: era sorto un altro gruppo che per la verità ebbe poca vita, tanto che alcuni componenti si associarono alla compagnia di quelli che veramente avevano fatto nascere la passione della bicicletta. Si parlava già di formare un club e di acquistare delle maglie con su la scritta “Ciclo Club Sponganese”. Dopo laboriose ricerche si approdò ad ordinarle in pura lana, in quel di San Cassiano. Ma prima ancora che le tanto attese magliette fossero pronte, si usava la tuta invernale.
Il calendario prevedeva una lunga gita di quasi 100 chilometri… Era una domenica calda, asfissiante e con il consueto entusiasmo si intraprese la via. Giunti alla famosa salita di Presicce, parecchi erano intenzionati a fare marcia indietro. L’orgoglio di ognuno vinse la debolezza e con i denti stretti si arrivò in cima alla salita e poi finalmente ci fu il ristoro alla pubblica fontana. Si decise di continuare sino a Lido Marini e lì immortalammo l’impresa con una foto ricordo. Dopo un meritato riposo, costeggiando il mare, si puntò alla marina di Leuca. Il numeroso gruppo che inizialmente era compatto man mano che i chilometri venivano macinati, si disperse. Mentre i soliti bravi giungevano a Leuca, (le notizie venivano comunicate tramite i coordinatori in motocicletta, Luigi Corvaglia e Antonio Epifani), i soliti meno bravi sudavano le famose sette camicie sotto un sole che mitragliava e contro l’invasione dei moscerini. Intanto l’estremo lembo d’Italia era ancora lontano da raggiungere. L’impresa diventò ancora più ardua quando si scalò la salita che porta al Santuario. Non tutti giunsero in vetta pedalando: alcuni rinunciarono. Dopo la visita e le preghiere rivolte alla Madonna, si prese la statale che conduceva a casa. Storditi dal caldo, dalla fatica e dalla fame, qualcuno si abbandonò sul mezzo e, pur pedalando lentamente, si addormentò.
Tanto fu lo stupore e tanto parve strano a chi fu testimone, che gridò al miracolo… La Madonna aveva ascoltato le tante preghiere.
La dura prova dei cento chilometri costò tanta fatica, ma tutti i partecipanti ne parlarono con orgoglio e già si discuteva di raggiungere la città di Gallipoli. Cosa che avvenne la domenica successiva all’indimenticabile caduta di Specchia Preti.
Ma seguiamo con ordine lo svolgimento del programma e troviamo, in una splendida mattinata, la compagnia all’uscita di Specchia, verso la ormai nota salita di Presicce. Il gruppo era compatto e si accingeva ad utilizzare in corsa la breve discesa. L’incidente, che per alcuni momenti ha registrato lati di comicità, si può dire, scherzosamente, fu causato da Luigi Borgia il quale per evitare di finire sotto una macchina, strinse sulla destra quasi tutto il gruppo, ma non riuscendo a sorpassare del tutto la bici di Cesare Pandarese, gli fece perdere l’equilibrio, toccando con la propria ruota posteriore, quella anteriore dell’amico: il povero Cesare si schiantava a terra come un corpo morto, sbattendo il viso sull’asfalto. Dietro di lui Pierino Alemanno, non potendo evitare l’ostacolo che giaceva al suolo, effettuava un volo acrobatico da fare invidia ad uno specialista da circo e con immediata prodezza evitava che il suo pesante corpo avesse con il terreno un impatto disastroso, attutendo il colpo con l’avambraccio sinistro. Fortunatamente chi veniva dietro riuscì ad arrestarsi in tempo, evitando l’aumento del bilancio dei feriti. Una macchina a noleggio prontamente riportò a casa gli uomini e i mezzi scassati.
Il fatto però non fermò minimamente la compagnia dalla decisione di raggiungere il porto di Gallipoli, che rappresentava un’altra tappa importante con i suoi cento chilometri. E così – non tutti a dire il vero presero parte alla spedizione – alcuni arditi, con alla testa Marcello, Fernando ed Enzo Casarano, Antonio e Luigi Zippo, Claudio Pezzuto e Pierino Alemanno (gli altri si bloccarono a Casarano) arrivarono nella città jonica dove, invece di essere accolti da sorrisi e canzoni, il giovane Claudio finì al Pronto Soccorso per rincontro che ebbe con una ragazzina che gli aveva tagliato la strada. Nulla di grave per fortuna, tanto che l’incidente rimase quasi dimenticato. Ma la conquista di Gallipoli si seppe in tutta Spongano e nei paesi limitrofi, da dove giungevano richieste di iscrizione a far parte della formidabile formazione del “Ciclo club sponganese”. Nasce così un circolo regolato da un rigidissimo statuto che ognuno è tenuto a rispettare. Venti aderenti indossano la maglie del “Ciclo club” e intanto si fa a gara a sostituire alcuni pezzi della bicicletta con altri in lega come: pedivelle, rapporti, cerchi, freni ecc.. Addirittura alcuni cambiano completamente il mezzo con altri di marche diverse. La psicosi di avere un prodotto migliore pervade il pensiero di ognuno e si fa sfoggio delle belle, eleganti e costose Giordano, Olmo, Aquila, Bianchi, Legnano. I mezzi non sono soltanto in vetrina, si vedono circolare su strada, alla qualità della bici, si unisce ora l’efficienza del guidatore con risultati soddisfacenti. Mai paghi di pedalare, si introduce la manìa di fare sempre più strada a ritmo sostenuto. Iniziano così le sfide personali o di gruppo, ma aumentano i pericoli di incidente. Ne registriamo uno a caso, occorso al focoso Marcello, definito il bandito della strada, che in compagnia del giovane Luciano Corvaglia, sulla circonvallazione di Poggiardo, provenienti dalla Basilica di Otranto, finiscono fuori strada, mentre i due fratelli di Marcello correvano veloci verso Spongano, nel tentativo di arrivare primi… e non si accorgono che il sangue del fratello aveva bagnato l’asfalto.
Questo tipo di ciclismo mortifica alcuni aderenti al club, i quali reclamano che bisogna attenersi scrupolosamente allo statuto. Per fortuna le sfuriate da cavalli vanno lentamente perdendosi in prospettiva anche dell’attesissima competizione che rientra nel programma dei giochi rionali: si registra una certa disciplina e ricompare la serietà.
Tutti però sono agitati per l’imminente appuntamento, dove ognuno dovrà dimostrare nella realtà, e non più a parole, la propria resistenza nel pedalare. Giunge finalmente l’attesissimo confronto fra i migliori ciclisti locali. Gli organizzatori del 1° Tomeo dei Rioni sorteggia i candidati ed il primo in gara è il giovanissimo Luigi Zippo del rione Stadio. Per un banale equivoco, la “gazzella” della Polizia che era al servizio della corsa, si ferma al compimento del primo giro, distruggendo l’ottimo tempo del ragazzo che, malgrado i suoi sforzi, completa i due giri in 11, 21, 95. L’ira del padre Antonio accende una polemica che si placa per fortuna quando l’altro giovane Luciano Corvaglia, anch’esso appartenente al rione Stadio, brucia i due giri di quasi 7 km. nel tempo di 10, 39, 55 (tempo che rimarrà insuperato).
Ma procediamo con ordine: dalla base di lancio si prepara intanto Pierino Alemanno, all’arrivo il pallore della morte si intravede sul suo volto: registra comunque un buon tempo: 11, 54, 07. Alla sesta posizione è di scena Marcello Casarano, acclamatissimo dai suoi sostenitori, più alla partenza che all’arrivo: impiega infatti esattamente 10, 56, 17, un tempo al di sotto delle sue comprovate possibilità. Al settimo posto parte Cillo Maggiore, elegante, lucidato a dovere come il suo mezzo, brilla sotto il sole come un metallo prezioso e per la sua ineguagliabile calma, serietà e compostezza, Cillo viene da tutti acclamato: il suo tempo resta fissato in 11, 32, 85. Ottavo concorrente Claudio Pezzuto, temibile avversario del collega Luciano. Ma i suoi sforzi restano vani e con il tempo di 10, 50, 07 si colloca al secondo posto. Arriva il turno di Gianni Cavalieri, dal quale si sperava di più.; per sua fortuna, nel secondo passaggio nella curva di Piazza Vittoria, non si infila nella rivendita di sale e tabacchi, e sviluppa il tempo di 12, 02, 75. E’ il momento del tanto discusso Enzo Casarano. Demoralizzato dei tempi ottimi degli altri amici (Enzo, alcuni amici lo vedevano al primo posto), riesce soltanto a bruciare i due giri in 10, 52, 27, molto al di sotto delle previsioni. Dodicesimo in gara è Uccio Leone, il più anziano dei partecipanti. Tutti lo incitano per il coraggio e lo sforzo fisico, mantiene molto bene e stabilisce un buon tempo di 11, 12, 66. Per Antonio Zippo, che scalpita come un cavallo, arriva il gran momento: i suoi sogni si stanno avverando. La partenza è rabbiosa e fulminea, ma vuoi per quanto accaduto al figlio Luigi, vuoi per il torrido caldo di quella infuocata domenica, il suo volto era diventato più nero del suo colore naturale e quando giunge al traguardo con 11, 28, 64 è ridotto ad un cencio bianchissimo lavato con “Olà”. Ultimo rappresentante del “Ciclo club” è Fernando Casarano il quale parte con l’estetica del vero campione e arriva altrettanto da campione con le mani in alto: il cronometro lo blocca a 10,57,64. Le ombre della sera già calano mentre Ippazio Manzi, Cesare Pandarese e Luigi Borgia sono obbligati a ritirarsi dalla competizione.
L’eco della formazione ciclistica sponganese arriva fino a Maglie. Ci fu un invito da parte del club sportivo magliese a partecipare al “50 Raduno Ciclistico Salentino” e dieci componenti del Ciclo club sponganese, con l’aggiunta di Marcello Maggiore e Rocco Rizzello, si presentarono puntuali con il capitano Antonio Zippo, il quale guida il gruppo da Maglie a Santa Cesarea e viceversa. Ovunque gli sponganesi vengono applauditi per la correttezza, la serietà e l’ordinata marcia. Infatti viene loro assegnata una splendida coppa e diplomi per tutti.
Ma altre coppe per merito della Dea Fortuna si aggiungono e tutto il “carico” e tutta la “soddisfazione” riempiono di gioia i loro cuori e quelli della popolazione sponganese.
In questa seconda parte troviamo la sostituzione della vecchia dirigenza (Luigi Borgia presidente, Uccio Leone vicepresidente, Cesare Pandarese segretario, Francesco Maggiore cassiere, Fernando Casarano e Antonio Zippo consiglieri), con i nuovi componenti del consiglio direttivo eletti nel 1984 dall’assemblea dei soci: Marcello Casarano presidente, Pierino Alemanno vicepresidente, Marcello Maggiore segretario, Salvatore Rizzello (falegname) cassiere, Enzo Casarano, Antonio Casciaro, Claudio Pezzuto, Pino Rizzello, Raffaele Rizzo consiglieri. Sulla scorta dell’esperienza vissuta e per la passione folgorante per la “bici”, in 12 anni (84/96), il ciclo club sponganese fu conosciuto non solo nel Salento, ma in quasi tutta la nostra Regione. Nel corso di questi anni si registrano oltre 20 trofei, ben quattro volte il titolo di “Campione Provinciale” di ciclismo UDACE (92-93- 95-96), ottenendo tra l’altro numerosi primi e secondi posti con i suoi atleti Filippo Stefanelli, Leonardo Maggiore, Luigi Zippo, Antonio Casciaro, Antonio Montagna, Marcello Casarano, Antonio Alba, Antonio Corvaglia, Giampaolo Alemanno (che ha partecipato al giro del Lazio con le Fiamme gialle, classificandosi al 1 ° posto di categoria).
Nell’arco di ogni anno si è partecipato ad oltre 20 gare in provincia e fuori. Mentre il ciclo club organizzava a Spongano minimo una gara all’anno, come i trofei alla Madonna di Lourdes (sesta edizione) e Santa Vittoria. Le gare venivano organizzate in maniera impeccabile ed erano invidiate dalle altre società i cui ciclisti avanzavano domanda di affiliazione per correre con i colori sponganesi (oltre sei maglie sponsorizzate dalle ditte Aldex, Ferraut, Marti Antonio, Family Shop,
Il Folletto). Il numero degli iscritti al sodalizio cresceva sempre di più (oltre 50) anche per la simpatia e la disponibilità del presidente e dei suoi dirigenti; per la stessa ragione erano numerose le ditte di Spongano e fuori che contribuivano, come pure, bisogna dare atto, le Amministrazioni comunali che si sono succedute in questi anni.
A completamento dei successi ottenuti nell’anno 1994 si verificò un importantissimo incontro, del tutto fortuito, con il noto ciclista, campione olimpico, Pascal Richard, del quale parleremo dopo. Chiudiamo questo periodo, veramente d’oro, ringraziando il presidente Marcello e tutti gli associati per aver portato quell’interesse verso il ciclismo amatoriale e non solo, facendolo sempre crescere a livello cittadino ed anche provinciale.
Verso la metà del 1996, altro cambio di scuderia. Il nuovo consiglio direttivo è composto da Antonio Casciaro Presidente, Fernando Cavaliere vicepresidente, Francesco Maggiore cassiere, Rocco Tarantino e Donato Cutrino consiglieri. Questa nuova dirigenza ha già programmato per Tanno in corso la partecipazione a diverse gare che avranno luogo a Taranto, Poggiardo, Presicce, Spongano, Bari, Monteroni, Montesardo, Lecce, Foggia, Surano, Amesano, Tricase, Barbarano, Gemini. E a questa nuova dirigenza va tutto il merito per aver immortalato nella storia del ciclismo locale un grande nome: Pascal Richard, neo campione olimpico ad Atlanta nella prova di ciclismo su strada. Un elvetico sposato con la signora Claudia Rizzo di Tricase. Tutto parte da quell’incontro casuale e la società ciclistica, per la simpatia che il campione dimostra in ogni occasione verso gli sponganesi, propone all’Amministrazione comunale la cittadinanza onoraria. E dopo la bella festa tenutasi nel mese di agosto in piazza Vittoria, al grande atleta è stato conferito, in una splendida serata nell’aula consiliare dal sindaco Salvatore Scarciglia, la cittadinanza onoraria.
Il “Ciclo Club” sin dalla nascita ha praticato il ciclismo come attività cicloturistica, amatoriale, giovanile e anche agonistica. Sono questi i punti di riferimento non solo per le persone anziane, ma soprattutto per i giovani.

Pubblicato a pagina n. 8 sul “Periodico della Amministrazione Comunale Spongano ” del 29 marzo 1997.

Sonetti

Ai nuovi colleghi
Voi che la bici a pedalar v’apprestate, liberatevi d’ogni complesso; e pedalando, non vi scandalizzate, se la gente dice: “chi è quel nuovo fesso”.
Anche se in voi c’è poca perfezione, apprenderete; e dopo inevitabili sudate, farete parte della nostra formazione: poscia le cinque, oppur le sei cadute.
Vero è fratelli, pure la discesa è pericolo! E mentre sull’asfalto tu fuggi ridendo, pensa al tuo statuto: all’ottavo articolo, se il corpo vuoi evitar dal volo tremendo.
Di noi vecchi, il consiglio è al servizio: Cari! Dinanzi alla salita che mina il cuore, meglio condurre in spalla il supplizio che guadagnare l’erta e poi… morire.

Squadra Bianchi
Attirati dalla eredità di fama, la squadra “Bianchi” mirava alla vittoria: pregando Fausto Coppi e la sua “Dama”, che di splendore e vanto ne è la gloria.
A nulla valse il generoso slancio di Zippo e dei Luigi, ma solo danni.
E dopo la chiusura del bilancio, sconfitti pure Cesare, Enzo e Gianni.

Squadra “Olmo”
Perché parlano e son tutti in fermento credendo d’esser primi quelli della Olmo? Anche per loro arriverà il gran momento; e allora sì… che scopriremo e sarà il colmo,
quando la squadra delusa tutta tace, dopo chilometri e chilometri macinati, rientrerà in famiglia senza pace, proprio come pulcini… tutti bagnati.

Squadra Gialma
Bollata dalla Gialma e senza vanto, firmata da Carlà di Monteroni, e forse la squadra che corre come il vento, o va in campagna a caccia di lamponi?
Quando nelle domeniche innanzi li vedremo storditi sulla via, con in testa il capo Pazio Manzi: è l’ora della recita: “Ave Maria”.

Squadra Giordano
Cantando a gran voce il suo motto, di moto in moto arriva il bello.
Corre avanti e indietro come un matto: l’amico furioso di nome Marcello.
Lui, sposando la Giordano sono in due che ti trascinano nella dura sorte.
Quindi, meglio cavalcare il bue, che andare verso la sicura morte.

Aquila e altre
Stremato dallo sforzo ma appagato, durante il suo cammino bloccò il tacco. Sulle ali dell’ ’’Aquila” era sparito l’unico esemplare: Mangia Rocco.
Voi che siete di altre marche, pedalate, e sempre avanti, perché a un tratto tutta la polvere dietro vi beccate; almeno chè … non venite affatto.

Ai non ciclisti
O amici qui dentro convenuti, o compagnoni semplici e gentili;
Il “Ciclo Club” v’invia cari saluti e tanti abbracci quelli più cordiali.
Venite a noi, nel nostro mondo bello, e dopo settimane di allenamento, acquisterete un forte corpo snello e tanta ària: senza l’avvelenamento.
Questo è il ciclismo, ove è dimostrato, procura giusta rendita salutare.
Al contrario del motorizzato Che brucia il corpo e lo fa scoppiare.
Comperate dunque e fate presto:
La “Bianchi”, la “Gialma”, la “Olmo” o la “Giordano”. E a tutti in omaggio dopo l’acquisto: un giro in compagnia del Campione Luciano.
20/03/1982

Albo Storico dei Presidenti

Albo storico dei Presidenti del Ciclo Club Spongano

1981 – 1983 Luigi Borgia
1984 – 1996 Marcello Casarano
1997 – 2015 Antonio Casciaro
2015 – 2020 Giuseppe Maggiore

I 10 Comandamenti del Ciclista

Presentazione storico-goliardica a cura di Luigi Borgia, primo presidente e fondatore del Club.

Premessa: I presenti comandamenti vengono suggeriti al fine di un vivere migliore. Sono stati scritti in forma ermetica, per dare la possibilità a chi si accinge a intraprendere lo sport del ciclismo, a portarli in tasca e a leggerli ovunque con comodità. Chi seguirà questi comandamenti noterà, quasi subito, immancabilmente un benessere a tutta la persona. Il successo certamente richiede una forte dose di volontà: caratteristica peraltro, per chi vuole fare dello sport puro. Alcune di queste norme che di seguito vi esponiamo, saranno forse già note; ciò dimostra che non si tratta di suggerimenti partoriti da parte di qualche matto, ma è una cura efficace, scientificamente dimostrabile, basata sulle leggi della natura. Chi non sarà in grado di mettere in pratica tutti i 10 comandamenti può ritenersi un fallito, e come tale, viene immediatamente allontanato dalla compagnia, perché quest’ultima non venga ad essere inquinata. Le misure indicate in questo decalogo sono salutari e perciò il risultato finale sarà strabiliante per tutto lo stato generale della persona. I buoni risultati si noteranno dopo qualche mese di attività. A tutti coraggio e buona fortuna!

1. NON FUMARE. Va eliminato, pena la decadenza dall’organizzazione, il fumo, aspirato tramite le sigarette nazionali, estere con e senza filtro o bocchini; sigari nostrani o avana o di altre nazioni; in generale tutto il tabacco di qualsiasi foglia compreso quello del vecchio vigneto o di pergola, o quello più comunemente detto “tabacco di linea” che viene fiutato o fumato attraverso il mezzo della pipa o di altri strumenti orientali, tipo narghilè.

2. NON BERE. E’ fatto divieto assoluto di bere bevande alcoliche di qualsiasi marca, del genere: forte, dolce o raffinato; aperitivi o digestivi. Le bevande che non vengono menzionate possono essere tranquillamente consumate. Si consiglia a pranzo e cena, vino di cantina e birra in bottiglia.

3. RAPPORTI COL SESSO. Il rapporto viene consigliato in un’unica ripresa veloce e rabbioso per numero due volte alla settimana e precisamente la domenica a sera e il giovedì mattina. L’esagerazione col sesso, visto che non potrà essere controllato, è a totale carico e rischio dell’utente.

4. VISITA MEDICA. Prima di intraprendere gli allenamenti, o gare ufficiali, è d’obbligo sottoporsi al controllo dell’Ufficiale sanitario, il quale dovrà rilasciare certificazione di sana e robusta costituzione fisica e controllare il buon funzionamento mentale.

5. ALIMENTAZIONE. Una sana alimentazione è presente nelle vitamine A,B,C,D. Vanno perciò consumate: uova, latte intero, spinaci, arance e limoni, banane, carote crude, pomodori, asparagi, uva, olio di oliva e carne fresca come: conigli, capretti, polli e manzo; pesce di mare e tutti i cereali e tutta la verdura fresca.

6. USO E CUSTODIA DEL MEZZO. La bicicletta va tenuta sempre lubrificata con olio di mandorla e controllata a vista dal diretto proprietario. Dopo l’uso va custodita in ambiente asciutto e sollevata e appesa a un sostegno e vincolata con lucchetto idoneo. Il ciclista deve essere all’altezza di smontare e rimontare il mezzo, pezzo per pezzo nel giro di 4 ore e 33′ e 4″.

7. UNIFORME. E’ fatto obbligo, solamente per gite o gare promosse dall’organizzazione, di indossare divise ginniche con bande catarifrangenti per essere individuati meglio dagli automobilisti. La divisa estiva si compone di pantaloncini e maglietta e scarpe tipo tennis e berretto, il tutto di colore bianco. Gli occhiali da sole o da vista, sono usati facoltativamente.

8. COMPORTAMENTO DEL CICLISTA. Quando il ciclista si trova alle prese con una salita di oltre il 40% di pendenza, è consigliabile spingere il mezzo a piedi o caricarselo sulle spalle; mentre in una rapida discesa, è assolutamente vietato superare i 50 km./h. Il ciclista deve essere sempre solidale verso i compagni in caso di bisogno, e, durante i sorpassi, chiedere strettamente la destra e disporsi per fila. E’ fatto obbligo, infine, di portare in una borsetta a tracolla, facendo a turno fra tutti i componenti, l’occorrente per medicazioni e di rispettare gli orari della partenza e di marcia, in modo che tutta la compagnia parta e arrivi nell’orario programmato.

9. POLIZZA ASSICURATIVA. Per salvaguardare l’avvenire della propria famiglia, in caso di decesso o di immobilità temporanea o permanente, in seguito ad incidente, è previsto, obbligatoriamente, una polizza assicurativa con un massimale di capitale di 50.000.000 lire.

10. GENERALE TRATTAMENTO AL CORPO. Dopo gli allenamenti, gite o gare ufficiali, tutto il corpo deve essere stirato e strofinato da mani femminili, con prodotti consigliati dal medico di fiducia e sotto suo controllo. Dopo la doccia con acqua a 90 °C e con sapone neutro, si cosparga tutto il corpo di borotalco al profumo di rosa.

Spongano, 4 Aprile 1981 dalla sede dell’ex Cinema Italia

GLI ORGANIZZATORI: Luigi borgia, Marcello Casarano, Francesco Maggiore, Fiorenzo Casarano, Cesare Pandarese, Antonio Zippo, Pietro Antonio Leone, Fernando Casarano, Antonio Donadeo, Marcello Rini, Pietro Alemanno.

In calce al presente documento, i suddetti componenti hanno apposto la propria firma per esteso.

La storia del Ciclo Club Spongano

L’Associazione Sportiva Dilettantistica CICLO-CLUB SPONGANO è stata fondata nel 1981 da 5 soci appassionati alcuni dei quali praticano ancora oggi questo fantastico sport. In questi 40 anni di attività la passione è cresciuta e si è affermata sempre di più diventando un piccolo fulcro in cui coltivare esperienze, fare nuove conoscenze all’aria aperta e divertirsi. Come un antico mestiere questo sport a Spongano è stato tramandato alle nuove generazioni e così di seguito stiamo cercando giorno dopo giorno di trasmettere questa passione alle generazioni che verranno.
Abbiamo aderito e promosso negli anni molteplici iniziative che hanno riguardato i temi dello sport ma anche quelli della mobilità sostenibile e del rispetto verso il nostro territorio. Sin dalla sua fondazione, l’associazione ha organizzato attività non solo rivolte ai soci ma anche alla collettività, ed organizzato eventi sia competitivi che non competitivi di ciclismo su strada che fuori strada.
Crediamo che lo sport sia essenziale per una vita salutare e sia un meraviglioso strumento di aggregazione e socializzazione.

Buon Compleanno Ciclo Club

1981 – 2021 : 40 anni di pedalate, 40 anni di risate, 40 anni di domeniche spensierate, 40 anni aspettando la fatidica domenica da voler uscire a tutti i costi anche sotto la pioggia, 40 anni ma quanto è bella la primavera, 40 anni quando le maglie da ciclismo erano di lana, 40 anni e non sentirli perchè pedalare rende giovani, 40 anni e guardarsi indietro, aspettare l’ultimo perchè in piazza si arriva in gruppo!
Buon compleanno Ciclo Club Spongano

La febbre della bicicletta

Articolo di luigi Borgia del 27 Marzo 1997

L’hobby della bicicletta a Spongano è stato prefabbricato in una bottega da falegname. Dalla fantastica mente di Uccio Leone partorì l’idea di dedicarsi al ciclismo, inteso come gita domenicale. L’idea fu suggerita poi a Luigi Borgia durante alcune sere invernali dell’anno 1981. In quelle fredde giornate, nella bottega, di tanto in tanto, veniva a far visita l’amico Cillo Maggiore il quale, informato dell’iniziativa, abbracciò con entusiasmo l’idea e già pregustava la bellezza delle future gite in bicicletta. E, dai piacevoli ed interminabili dialoghi, finalmente si mise in pratica l’acquisto del mezzo.
Luigi Borgia e Cesare Pandarese, caricati dal pensiero che il mezzo a due ruote sarebbe stato il toccasana dei loro malanni, furono i primi a recarsi a Lecce, da dove ritornarono con due fiammanti bici di marca “Bianchi”, trasportate da una macchina a noleggio. L’esempio fu imitato da altri quattro amici: Uccio Leone, Cillo Maggiore, Fernando Casarano e Cillo Pandarese, i quali, dopo essersi eruditi in fatto di prezzi e marche, ritornarono da Maglie con quattro biciclette della ditta De Donno. Così la “stella” bicicletta a Spongano, aveva avuto ormai la sua nascita.
Altri amici, sposati e scapoli, sulla scia dei pionieri già detti, comparirono in paese con veicoli leggeri di varie marche e colori; ben presto si programmarono gite a sfondo panoramico. In una di queste prime passeggiate, lungo il tragitto Spongano – Marine di Andrano – Castro, capitò proprio a Castro che l’amico Toni Donadeo, meglio conosciuto come il “pazzo”, dopo aver custodito la sua bici nella macchina di un amico, raggiunse il gruppo in salita, alla sommità del “Boschetto” e lì, con un gesto a tutti tanto comune, cacciò il braccio dal finestrino incitando gli amici a continuare la salita, mentre lui si ritirava definitivamente dal pedalare e offrì alla compagnia una spruzzatina di acqua dalla sua borraccia. Il sudore grondava abbondante dalla fronte di chi aveva portato a termine la gita e, arrivati in piazza Vittoria, furono festeggiati con applausi e commenti rumorosi per l’impresa compiuta.
Mentre il gruppo degli amatori ingrossava, nella domenica successiva si partì alla volta di Porto Badisco e, durante l’estenuante salita Porto Badisco – Santa Cesarea, il gruppo, con in testa gli amici Antonio Zippo e figlio Luigi, il trio dei fratelli Casarano, Uccio Leone, Pierino Alemanno, Cillo Maggiore e Cesare Pandarese, aveva quasi raggiunto le porte di Castro. In coda si trovava Marcello Rini e Luigi Borgia che a fatica riuscirono a raggiungere Porto Miggiano dove, sfortunatamente, venivano bloccati da un cane pastore tedesco, il quale procurò ai mal capitati tanta di quella paura da fare arrestare del tutto le già scarse risorse fisiche. Dio volle che anche da quella passeggiata nessuno si ammalò, si fa per dire, per cui già si programmava la domenica successiva.
Intanto parecchi amici chiedevano informazioni per l’acquisto del velocipede, tanto che, alla successiva giornata festiva, il gruppo raggiunse il numero di 17 persone e tutti partirono alla volta di Santa Maria di Leuca.
Una curiosità merita di essere portata a conoscenza, il fatto tragicomico occorso all’amico Uccio Rizzelli il quale, in coda al gruppo, all’altezza di Lucugnano, pedalava come un forsennato, sviluppando tanta di quella energia. Stremato dalle forze si rivolse all’amico accanto per sapere il motivo di tanto e tale lavoro avendo egli constatato che gli altri compagni pedalavano con disinvoltura. La risposta fu subito data quando l’amico si accorse che la ruota posteriore del povero Uccio toccava vistosamente la forcella con il pericolo di scoppiare o di perdere la ruota. Fu fermato in tempo; riparato il guasto, l’amico Uccio invece di proseguire, fece ritorno, nominando il nome di Dio invano: quella gita fu per lui la prima e l’ultima!
Arrivati al Santuario di Leuca la compagnia pregò la buona Madonna di infondere tanta energia per ritornare a casa. Ma sulla litoranea Leuca- Tricase un lieve incidente fermò la corsa di Fernando Casarano al quale scappò la catena e per rimetterla a posto si ringraziò l’intervento di due turisti romani per gli attrezzi concessi. La bici correva veloce dall’alto del “Ciolo”, l’aria era fresca e salutare, ma all’approssimarsi della salita, una mano di piombo premeva sulle gambe e fu tanta la fatica prima di arrivare a Castro, con lo stomaco che torceva anche per la fame, che qualcuno fu sul punto di fermarsi e di chiedere un tozzo di pane a degli operai che si ristoravano ai bordi della via. Dopo quella missione, i ciclisti intanto spuntavano come funghi: era sorto un altro gruppo che per la verità ebbe poca vita, tanto che alcuni componenti si associarono alla compagnia di quelli che veramente avevano fatto nascere la passione della bicicletta. Si parlava già di formare un club e di acquistare delle maglie con su la scritta “Ciclo Club Sponganese”. Dopo laboriose ricerche si approdò ad ordinarle in pura lana, in quel di San Cassiano. Ma prima ancora che le tanto attese magliette fossero pronte, si usava la tuta invernale.
Il calendario prevedeva una lunga gita di quasi 100 chilometri… Era una domenica calda, asfissiante e con il consueto entusiasmo si intraprese la via. Giunti alla famosa salita di Presicce, parecchi erano intenzionati a fare marcia indietro. L’orgoglio di ognuno vinse la debolezza e con i denti stretti si arrivò in cima alla salita e poi finalmente ci fu il ristoro alla pubblica fontana. Si decise di continuare sino a Lido Marini e lì immortalammo l’impresa con una foto ricordo. Dopo un meritato riposo, costeggiando il mare, si puntò alla marina di Leuca. Il numeroso gruppo che inizialmente era compatto man mano che i chilometri venivano macinati, si disperse. Mentre i soliti bravi giungevano a Leuca, (le notizie venivano comunicate tramite i coordinatori in motocicletta, Luigi Corvaglia e Antonio Epifani), i soliti meno bravi sudavano le famose sette camicie sotto un sole che mitragliava e contro l’invasione dei moscerini. Intanto l’estremo lembo d’Italia era ancora lontano da raggiungere. L’impresa diventò ancora più ardua quando si scalò la salita che porta al Santuario. Non tutti giunsero in vetta pedalando: alcuni rinunciarono. Dopo la visita e le preghiere rivolte alla Madonna, si prese la statale che conduceva a casa. Storditi dal caldo, dalla fatica e dalla fame, qualcuno si abbandonò sul mezzo e, pur pedalando lentamente, si addormentò.
Tanto fu lo stupore e tanto parve strano a chi fu testimone, che gridò al miracolo… La Madonna aveva ascoltato le tante preghiere.
La dura prova dei cento chilometri costò tanta fatica, ma tutti i partecipanti ne parlarono con orgoglio e già si discuteva di raggiungere la città di Gallipoli. Cosa che avvenne la domenica successiva all’indimenticabile caduta di Specchia Preti.
Ma seguiamo con ordine lo svolgimento del programma e troviamo, in una splendida mattinata, la compagnia all’uscita di Specchia, verso la ormai nota salita di Presicce. Il gruppo era compatto e si accingeva ad utilizzare in corsa la breve discesa. L’incidente, che per alcuni momenti ha registrato lati di comicità, si può dire, scherzosamente, fu causato da Luigi Borgia il quale per evitare di finire sotto una macchina, strinse sulla destra quasi tutto il gruppo, ma non riuscendo a sorpassare del tutto la bici di Cesare Pandarese, gli fece perdere l’equilibrio, toccando con la propria ruota posteriore, quella anteriore dell’amico: il povero Cesare si schiantava a terra come un corpo morto, sbattendo il viso sull’asfalto. Dietro di lui Pierino Alemanno, non potendo evitare l’ostacolo che giaceva al suolo, effettuava un volo acrobatico da fare invidia ad uno specialista da circo e con immediata prodezza evitava che il suo pesante corpo avesse con il terreno un impatto disastroso, attutendo il colpo con l’avambraccio sinistro. Fortunatamente chi veniva dietro riuscì ad arrestarsi in tempo, evitando l’aumento del bilancio dei feriti. Una macchina a noleggio prontamente riportò a casa gli uomini e i mezzi scassati.
Il fatto però non fermò minimamente la compagnia dalla decisione di raggiungere il porto di Gallipoli, che rappresentava un’altra tappa importante con i suoi cento chilometri. E così – non tutti a dire il vero presero parte alla spedizione – alcuni arditi, con alla testa Marcello, Fernando ed Enzo Casarano, Antonio e Luigi Zippo, Claudio Pezzuto e Pierino Alemanno (gli altri si bloccarono a Casarano) arrivarono nella città jonica dove, invece di essere accolti da sorrisi e canzoni, il giovane Claudio finì al Pronto Soccorso per rincontro che ebbe con una ragazzina che gli aveva tagliato la strada. Nulla di grave per fortuna, tanto che l’incidente rimase quasi dimenticato. Ma la conquista di Gallipoli si seppe in tutta Spongano e nei paesi limitrofi, da dove giungevano richieste di iscrizione a far parte della formidabile formazione del “Ciclo club sponganese”. Nasce così un circolo regolato da un rigidissimo statuto che ognuno è tenuto a rispettare. Venti aderenti indossano la maglie del “Ciclo club” e intanto si fa a gara a sostituire alcuni pezzi della bicicletta con altri in lega come: pedivelle, rapporti, cerchi, freni ecc.. Addirittura alcuni cambiano completamente il mezzo con altri di marche diverse. La psicosi di avere un prodotto migliore pervade il pensiero di ognuno e si fa sfoggio delle belle, eleganti e costose Giordano, Olmo, Aquila, Bianchi, Legnano. I mezzi non sono soltanto in vetrina, si vedono circolare su strada, alla qualità della bici, si unisce ora l’efficienza del guidatore con risultati soddisfacenti. Mai paghi di pedalare, si introduce la manìa di fare sempre più strada a ritmo sostenuto. Iniziano così le sfide personali o di gruppo, ma aumentano i pericoli di incidente. Ne registriamo uno a caso, occorso al focoso Marcello, definito il bandito della strada, che in compagnia del giovane Luciano Corvaglia, sulla circonvallazione di Poggiardo, provenienti dalla Basilica di Otranto, finiscono fuori strada, mentre i due fratelli di Marcello correvano veloci verso Spongano, nel tentativo di arrivare primi… e non si accorgono che il sangue del fratello aveva bagnato l’asfalto.
Questo tipo di ciclismo mortifica alcuni aderenti al club, i quali reclamano che bisogna attenersi scrupolosamente allo statuto. Per fortuna le sfuriate da cavalli vanno lentamente perdendosi in prospettiva anche dell’attesissima competizione che rientra nel programma dei giochi rionali: si registra una certa disciplina e ricompare la serietà.
Tutti però sono agitati per l’imminente appuntamento, dove ognuno dovrà dimostrare nella realtà, e non più a parole, la propria resistenza nel pedalare. Giunge finalmente l’attesissimo confronto fra i migliori ciclisti locali. Gli organizzatori del 1° Tomeo dei Rioni sorteggia i candidati ed il primo in gara è il giovanissimo Luigi Zippo del rione Stadio. Per un banale equivoco, la “gazzella” della Polizia che era al servizio della corsa, si ferma al compimento del primo giro, distruggendo l’ottimo tempo del ragazzo che, malgrado i suoi sforzi, completa i due giri in 11, 21, 95. L’ira del padre Antonio accende una polemica che si placa per fortuna quando l’altro giovane Luciano Corvaglia, anch’esso appartenente al rione Stadio, brucia i due giri di quasi 7 km. nel tempo di 10, 39, 55 (tempo che rimarrà insuperato).
Ma procediamo con ordine: dalla base di lancio si prepara intanto Pierino Alemanno, all’arrivo il pallore della morte si intravede sul suo volto: registra comunque un buon tempo: 11, 54, 07. Alla sesta posizione è di scena Marcello Casarano, acclamatissimo dai suoi sostenitori, più alla partenza che all’arrivo: impiega infatti esattamente 10, 56, 17, un tempo al di sotto delle sue comprovate possibilità. Al settimo posto parte Cillo Maggiore, elegante, lucidato a dovere come il suo mezzo, brilla sotto il sole come un metallo prezioso e per la sua ineguagliabile calma, serietà e compostezza, Cillo viene da tutti acclamato: il suo tempo resta fissato in 11, 32, 85. Ottavo concorrente Claudio Pezzuto, temibile avversario del collega Luciano. Ma i suoi sforzi restano vani e con il tempo di 10, 50, 07 si colloca al secondo posto. Arriva il turno di Gianni Cavalieri, dal quale si sperava di più.; per sua fortuna, nel secondo passaggio nella curva di Piazza Vittoria, non si infila nella rivendita di sale e tabacchi, e sviluppa il tempo di 12, 02, 75. E’ il momento del tanto discusso Enzo Casarano. Demoralizzato dei tempi ottimi degli altri amici (Enzo, alcuni amici lo vedevano al primo posto), riesce soltanto a bruciare i due giri in 10, 52, 27, molto al di sotto delle previsioni. Dodicesimo in gara è Uccio Leone, il più anziano dei partecipanti. Tutti lo incitano per il coraggio e lo sforzo fisico, mantiene molto bene e stabilisce un buon tempo di 11, 12, 66. Per Antonio Zippo, che scalpita come un cavallo, arriva il gran momento: i suoi sogni si stanno avverando. La partenza è rabbiosa e fulminea, ma vuoi per quanto accaduto al figlio Luigi, vuoi per il torrido caldo di quella infuocata domenica, il suo volto era diventato più nero del suo colore naturale e quando giunge al traguardo con 11, 28, 64 è ridotto ad un cencio bianchissimo lavato con “Olà”. Ultimo rappresentante del “Ciclo club” è Fernando Casarano il quale parte con l’estetica del vero campione e arriva altrettanto da campione con le mani in alto: il cronometro lo blocca a 10,57,64. Le ombre della sera già calano mentre Ippazio Manzi, Cesare Pandarese e Luigi Borgia sono obbligati a ritirarsi dalla competizione.
L’eco della formazione ciclistica sponganese arriva fino a Maglie. Ci fu un invito da parte del club sportivo magliese a partecipare al “50 Raduno Ciclistico Salentino” e dieci componenti del Ciclo club sponganese, con l’aggiunta di Marcello Maggiore e Rocco Rizzello, si presentarono puntuali con il capitano Antonio Zippo, il quale guida il gruppo da Maglie a Santa Cesarea e viceversa. Ovunque gli sponganesi vengono applauditi per la correttezza, la serietà e l’ordinata marcia. Infatti viene loro assegnata una splendida coppa e diplomi per tutti.
Ma altre coppe per merito della Dea Fortuna si aggiungono e tutto il “carico” e tutta la “soddisfazione” riempiono di gioia i loro cuori e quelli della popolazione sponganese.
In questa seconda parte troviamo la sostituzione della vecchia dirigenza (Luigi Borgia presidente, Uccio Leone vicepresidente, Cesare Pandarese segretario, Francesco Maggiore cassiere, Fernando Casarano e Antonio Zippo consiglieri), con i nuovi componenti del consiglio direttivo eletti nel 1984 dall’assemblea dei soci: Marcello Casarano presidente, Pierino Alemanno vicepresidente, Marcello Maggiore segretario, Salvatore Rizzello (falegname) cassiere, Enzo Casarano, Antonio Casciaro, Claudio Pezzuto, Pino Rizzello, Raffaele Rizzo consiglieri. Sulla scorta dell’esperienza vissuta e per la passione folgorante per la “bici”, in 12 anni (84/96), il ciclo club sponganese fu conosciuto non solo nel Salento, ma in quasi tutta la nostra Regione. Nel corso di questi anni si registrano oltre 20 trofei, ben quattro volte il titolo di “Campione Provinciale” di ciclismo UDACE (92-93- 95-96), ottenendo tra l’altro numerosi primi e secondi posti con i suoi atleti Filippo Stefanelli, Leonardo Maggiore, Luigi Zippo, Antonio Casciaro, Antonio Montagna, Marcello Casarano, Antonio Alba, Antonio Corvaglia, Giampaolo Alemanno (che ha partecipato al giro del Lazio con le Fiamme gialle, classificandosi al 1 ° posto di categoria).
Nell’arco di ogni anno si è partecipato ad oltre 20 gare in provincia e fuori. Mentre il ciclo club organizzava a Spongano minimo una gara all’anno, come i trofei alla Madonna di Lourdes (sesta edizione) e Santa Vittoria. Le gare venivano organizzate in maniera impeccabile ed erano invidiate dalle altre società i cui ciclisti avanzavano domanda di affiliazione per correre con i colori sponganesi (oltre sei maglie sponsorizzate dalle ditte Aldex, Ferraut, Marti Antonio, Family Shop,
Il Folletto). Il numero degli iscritti al sodalizio cresceva sempre di più (oltre 50) anche per la simpatia e la disponibilità del presidente e dei suoi dirigenti; per la stessa ragione erano numerose le ditte di Spongano e fuori che contribuivano, come pure, bisogna dare atto, le Amministrazioni comunali che si sono succedute in questi anni.
A completamento dei successi ottenuti nell’anno 1994 si verificò un importantissimo incontro, del tutto fortuito, con il noto ciclista, campione olimpico, Pascal Richard, del quale parleremo dopo. Chiudiamo questo periodo, veramente d’oro, ringraziando il presidente Marcello e tutti gli associati per aver portato quell’interesse verso il ciclismo amatoriale e non solo, facendolo sempre crescere a livello cittadino ed anche provinciale.
Verso la metà del 1996, altro cambio di scuderia. Il nuovo consiglio direttivo è composto da Antonio Casciaro Presidente, Fernando Cavaliere vicepresidente, Francesco Maggiore cassiere, Rocco Tarantino e Donato Cutrino consiglieri. Questa nuova dirigenza ha già programmato per Tanno in corso la partecipazione a diverse gare che avranno luogo a Taranto, Poggiardo, Presicce, Spongano, Bari, Monteroni, Montesardo, Lecce, Foggia, Surano, Amesano, Tricase, Barbarano, Gemini. E a questa nuova dirigenza va tutto il merito per aver immortalato nella storia del ciclismo locale un grande nome: Pascal Richard, neo campione olimpico ad Atlanta nella prova di ciclismo su strada. Un elvetico sposato con la signora Claudia Rizzo di Tricase. Tutto parte da quell’incontro casuale e la società ciclistica, per la simpatia che il campione dimostra in ogni occasione verso gli sponganesi, propone all’Amministrazione comunale la cittadinanza onoraria. E dopo la bella festa tenutasi nel mese di agosto in piazza Vittoria, al grande atleta è stato conferito, in una splendida serata nell’aula consiliare dal sindaco Salvatore Scarciglia, la cittadinanza onoraria.
Il “Ciclo Club” sin dalla nascita ha praticato il ciclismo come attività cicloturistica, amatoriale, giovanile e anche agonistica. Sono questi i punti di riferimento non solo per le persone anziane, ma soprattutto per i giovani.

Pubblicato a pagina n. 8 sul “Periodico della Amministrazione Comunale Spongano ” del 29 marzo 1997.

Sonetti

Ai nuovi colleghi
Voi che la bici a pedalar v’apprestate, liberatevi d’ogni complesso; e pedalando, non vi scandalizzate, se la gente dice: “chi è quel nuovo fesso”.
Anche se in voi c’è poca perfezione, apprenderete; e dopo inevitabili sudate, farete parte della nostra formazione: poscia le cinque, oppur le sei cadute.
Vero è fratelli, pure la discesa è pericolo! E mentre sull’asfalto tu fuggi ridendo, pensa al tuo statuto: all’ottavo articolo, se il corpo vuoi evitar dal volo tremendo.
Di noi vecchi, il consiglio è al servizio: Cari! Dinanzi alla salita che mina il cuore, meglio condurre in spalla il supplizio che guadagnare l’erta e poi… morire.

Squadra Bianchi
Attirati dalla eredità di fama, la squadra “Bianchi” mirava alla vittoria: pregando Fausto Coppi e la sua “Dama”, che di splendore e vanto ne è la gloria.
A nulla valse il generoso slancio di Zippo e dei Luigi, ma solo danni.
E dopo la chiusura del bilancio, sconfitti pure Cesare, Enzo e Gianni.

Squadra “Olmo”
Perché parlano e son tutti in fermento credendo d’esser primi quelli della Olmo? Anche per loro arriverà il gran momento; e allora sì… che scopriremo e sarà il colmo,
quando la squadra delusa tutta tace, dopo chilometri e chilometri macinati, rientrerà in famiglia senza pace, proprio come pulcini… tutti bagnati.

Squadra Gialma
Bollata dalla Gialma e senza vanto, firmata da Carlà di Monteroni, e forse la squadra che corre come il vento, o va in campagna a caccia di lamponi?
Quando nelle domeniche innanzi li vedremo storditi sulla via, con in testa il capo Pazio Manzi: è l’ora della recita: “Ave Maria”.

Squadra Giordano
Cantando a gran voce il suo motto, di moto in moto arriva il bello.
Corre avanti e indietro come un matto: l’amico furioso di nome Marcello.
Lui, sposando la Giordano sono in due che ti trascinano nella dura sorte.
Quindi, meglio cavalcare il bue, che andare verso la sicura morte.

Aquila e altre
Stremato dallo sforzo ma appagato, durante il suo cammino bloccò il tacco. Sulle ali dell’ ’’Aquila” era sparito l’unico esemplare: Mangia Rocco.
Voi che siete di altre marche, pedalate, e sempre avanti, perché a un tratto tutta la polvere dietro vi beccate; almeno chè … non venite affatto.

Ai non ciclisti
O amici qui dentro convenuti, o compagnoni semplici e gentili;
Il “Ciclo Club” v’invia cari saluti e tanti abbracci quelli più cordiali.
Venite a noi, nel nostro mondo bello, e dopo settimane di allenamento, acquisterete un forte corpo snello e tanta ària: senza l’avvelenamento.
Questo è il ciclismo, ove è dimostrato, procura giusta rendita salutare.
Al contrario del motorizzato Che brucia il corpo e lo fa scoppiare.
Comperate dunque e fate presto:
La “Bianchi”, la “Gialma”, la “Olmo” o la “Giordano”. E a tutti in omaggio dopo l’acquisto: un giro in compagnia del Campione Luciano.
20/03/1982

Albo Storico dei Presidenti

Albo storico dei Presidenti del Ciclo Club Spongano

1981 – 1983 Luigi Borgia
1984 – 1996 Marcello Casarano
1997 – 2015 Antonio Casciaro
2015 – 2020 Giuseppe Maggiore

I 10 Comandamenti del Ciclista

Presentazione storico-goliardica a cura di Luigi Borgia, primo presidente e fondatore del Club.

Premessa: I presenti comandamenti vengono suggeriti al fine di un vivere migliore. Sono stati scritti in forma ermetica, per dare la possibilità a chi si accinge a intraprendere lo sport del ciclismo, a portarli in tasca e a leggerli ovunque con comodità. Chi seguirà questi comandamenti noterà, quasi subito, immancabilmente un benessere a tutta la persona. Il successo certamente richiede una forte dose di volontà: caratteristica peraltro, per chi vuole fare dello sport puro. Alcune di queste norme che di seguito vi esponiamo, saranno forse già note; ciò dimostra che non si tratta di suggerimenti partoriti da parte di qualche matto, ma è una cura efficace, scientificamente dimostrabile, basata sulle leggi della natura. Chi non sarà in grado di mettere in pratica tutti i 10 comandamenti può ritenersi un fallito, e come tale, viene immediatamente allontanato dalla compagnia, perché quest’ultima non venga ad essere inquinata. Le misure indicate in questo decalogo sono salutari e perciò il risultato finale sarà strabiliante per tutto lo stato generale della persona. I buoni risultati si noteranno dopo qualche mese di attività. A tutti coraggio e buona fortuna!

1. NON FUMARE. Va eliminato, pena la decadenza dall’organizzazione, il fumo, aspirato tramite le sigarette nazionali, estere con e senza filtro o bocchini; sigari nostrani o avana o di altre nazioni; in generale tutto il tabacco di qualsiasi foglia compreso quello del vecchio vigneto o di pergola, o quello più comunemente detto “tabacco di linea” che viene fiutato o fumato attraverso il mezzo della pipa o di altri strumenti orientali, tipo narghilè.

2. NON BERE. E’ fatto divieto assoluto di bere bevande alcoliche di qualsiasi marca, del genere: forte, dolce o raffinato; aperitivi o digestivi. Le bevande che non vengono menzionate possono essere tranquillamente consumate. Si consiglia a pranzo e cena, vino di cantina e birra in bottiglia.

3. RAPPORTI COL SESSO. Il rapporto viene consigliato in un’unica ripresa veloce e rabbioso per numero due volte alla settimana e precisamente la domenica a sera e il giovedì mattina. L’esagerazione col sesso, visto che non potrà essere controllato, è a totale carico e rischio dell’utente.

4. VISITA MEDICA. Prima di intraprendere gli allenamenti, o gare ufficiali, è d’obbligo sottoporsi al controllo dell’Ufficiale sanitario, il quale dovrà rilasciare certificazione di sana e robusta costituzione fisica e controllare il buon funzionamento mentale.

5. ALIMENTAZIONE. Una sana alimentazione è presente nelle vitamine A,B,C,D. Vanno perciò consumate: uova, latte intero, spinaci, arance e limoni, banane, carote crude, pomodori, asparagi, uva, olio di oliva e carne fresca come: conigli, capretti, polli e manzo; pesce di mare e tutti i cereali e tutta la verdura fresca.

6. USO E CUSTODIA DEL MEZZO. La bicicletta va tenuta sempre lubrificata con olio di mandorla e controllata a vista dal diretto proprietario. Dopo l’uso va custodita in ambiente asciutto e sollevata e appesa a un sostegno e vincolata con lucchetto idoneo. Il ciclista deve essere all’altezza di smontare e rimontare il mezzo, pezzo per pezzo nel giro di 4 ore e 33′ e 4″.

7. UNIFORME. E’ fatto obbligo, solamente per gite o gare promosse dall’organizzazione, di indossare divise ginniche con bande catarifrangenti per essere individuati meglio dagli automobilisti. La divisa estiva si compone di pantaloncini e maglietta e scarpe tipo tennis e berretto, il tutto di colore bianco. Gli occhiali da sole o da vista, sono usati facoltativamente.

8. COMPORTAMENTO DEL CICLISTA. Quando il ciclista si trova alle prese con una salita di oltre il 40% di pendenza, è consigliabile spingere il mezzo a piedi o caricarselo sulle spalle; mentre in una rapida discesa, è assolutamente vietato superare i 50 km./h. Il ciclista deve essere sempre solidale verso i compagni in caso di bisogno, e, durante i sorpassi, chiedere strettamente la destra e disporsi per fila. E’ fatto obbligo, infine, di portare in una borsetta a tracolla, facendo a turno fra tutti i componenti, l’occorrente per medicazioni e di rispettare gli orari della partenza e di marcia, in modo che tutta la compagnia parta e arrivi nell’orario programmato.

9. POLIZZA ASSICURATIVA. Per salvaguardare l’avvenire della propria famiglia, in caso di decesso o di immobilità temporanea o permanente, in seguito ad incidente, è previsto, obbligatoriamente, una polizza assicurativa con un massimale di capitale di 50.000.000 lire.

10. GENERALE TRATTAMENTO AL CORPO. Dopo gli allenamenti, gite o gare ufficiali, tutto il corpo deve essere stirato e strofinato da mani femminili, con prodotti consigliati dal medico di fiducia e sotto suo controllo. Dopo la doccia con acqua a 90 °C e con sapone neutro, si cosparga tutto il corpo di borotalco al profumo di rosa.

Spongano, 4 Aprile 1981 dalla sede dell’ex Cinema Italia

GLI ORGANIZZATORI: Luigi borgia, Marcello Casarano, Francesco Maggiore, Fiorenzo Casarano, Cesare Pandarese, Antonio Zippo, Pietro Antonio Leone, Fernando Casarano, Antonio Donadeo, Marcello Rini, Pietro Alemanno.

In calce al presente documento, i suddetti componenti hanno apposto la propria firma per esteso.

Regolamento per le uscite domenicali.

A cura di Marcello Maggiore – 1988

Regolamento per le uscite domenicali.

A cura di Marcello Maggiore – 1988

Gallery

Questa è una piccola sintesi della storia fotografica del Ciclo Club Spongano

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